19.2.26
Ricordo di Umberto Eco
Dieci anni fa, il 19 febbraio 2016, ci lasciava Umberto Eco. Ma lui lasciava molte cose a noi. Fra le tante, una citazione bellissima; così bella e perfetta da non sembrare vera, cosa che a lui – grande studioso di falsi – sarebbe sembrata molto divertente (ma esiste! È in una bustina di Minerva del 1991). È una frase ormai molto popolare in cui si dice che chi legge vive moltissime vite, perché insieme ai suoi giochi d’infanzia ricorda quelli di Proust, perché ha spasimato per i suoi amori, ma anche per quello di Piramo e Tisbe, e così via, e così via.
E lui di vite ne ha vissute veramente tante. Forse milioni, a giudicare dalle sue letture, che attraversavano scaffali infiniti. Ma, soprattutto, ha vissuto tante vite vere e attive: quella del semiologo, quella dell’intellettuale famoso in tutto il mondo, quella dell’opinionista letto ogni settimana, quella dello scrittore. In una di queste è addirittura stato uno dei fondatori della nostra associazione: era il 1970 e l’AISS si chiamava Associazione italiana di Semiotica (con una S in meno).
Oggi l’AISS vuole ricordare una persona che per molti è stata un amico, un mentore, un autore che sapeva essere complesso ma poteva anche farti ridere fino alle lacrime; per tutti e tutte noi, certamente, è stato un Maestro. Le nostre case sono piene dei suoi libri, che nel tempo ci hanno insegnato a vedere le cose in modo diverso e ancora oggi ci danno idee, spunti o anche semplicemente il piacere di leggere una cosa profonda, curata, bella. E infatti lui, alla fin fine, non ci ha mai lasciato. Eco chiudeva quella bustina di Minerva dicendo che il libro “è un’assicurazione sulla vita, una piccola anticipazione di immortalità. All’indietro (ahimè) anziché in avanti”. Vero, per chi legge i libri. Ma per chi ha scritto libri come i suoi, noi siamo convinti che valga anche per l’avanti.
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