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Arte in teoria arte in azione
Nelson Goodman
prefazione di Paolo Fabbri
La pubblicazione è prevista in settembre 2010.
Dal saggio introduttivo di Paolo Fabbri
I libri hanno un loro destino. Quello di Of Mind and other Matters (MOM) è di non essere replicato ma, con una formulazione cara al suo autore, implementato e attivato. Pubblicato nel 1984, è stato ripreso e tradotto in più lingue nel presente formato abbreviato. Il 4 e il 5 capitolo – rispettivamente 'Arte in Teoria' e 'Arte in azione' – sono quelli consacrati ai problemi d’arte e d’estetica, che hanno dato all’’autore un’impareggiabile reputazione filosofica e semiotica. È il caso della presente edizione che risulta però 'implementata' dalla pubblicazione, al cap. 'Twisted Tales', delle immagini che non figuravano nella edizione dell’Harvard University Press e la cui assenza rendeva illeggibili gli acclusi diagrammi.
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Bisogno furioso di liberare le parole
Dario Tomasello e Francesca Polacci
In occasione dell’anniversario della fondazione del movimento futurista, la necessità di un sondaggio rinnovato delle specificità tecnico-stilistiche della compagine marinettiana sembra riproporsi intatta alla nostra attenzione. È, forse, in ragione del carattere complesso delle sperimentazioni tipografiche futuriste che restano oggi eluse alcune questioni di ordine teorico e critico. La natura di questi testi, non facilmente classificabili in virtù della loro singolare cifra, rende attuale interrogarsi sugli esiti ottenuti. Questo studio muove, dunque, dall’esigenza di uno sguardo incrociato nei confronti di componimenti che nascono come sperimentazione letteraria e, al contempo, convocano una pertinenza di ordine visivo. L’indagine prende avvio dall’accertamento di come l’insuccesso di questo tentativo si coniughi con la persistenza di una condizione crepuscolare capace di dettare, a dispetto dell’intemperante aggressività della proposta futurista, in maniera ben più prepotentemente sottile, tempi e modi della produzione poetica in Italia. Il principale quesito volto alle Tavole parolibere concerne, poi, la modalità di realizzazione sincretica tra le due forme semiotiche messe in discorso. Si tratta, infatti, di opere che pongono in essere, definendone la problematicità, i luoghi di congiunzione tra verbale e visivo, trasformando la presenza di tali “soglie” in motivo di incremento alla produzione estetica
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Di blob in blob
Antonio Magrì
Il primo titolo - “Di Blob in Blob” - fa riferimento al fatto che nel libro vengono analizzati il Blob cinematografico del 1958 del regista americano Yeaworth ed il Blob televisivo di Ghezzi, nato originariamente proprio pensando al primo non solo dal punto di vista del contenuto ma proprio dell’organizzazione espressiva con cui giungere a questo nuovo contenuto e contenitore televisivo. I due testi, come da continuazione del titolo (“Analisi di semiotica comparata”), vengono comparati l’un l’altro. Più precisamente, viene fatto un raffronto tra i diversi modi possibili di usare sistemi semiotici quali la scrittura, la musica, il sonoro, ecc., che sia il mezzo cinematografico sia la televisione permettono di adoperare. Infatti, questi due mezzi, per la loro medesima natura o capacità di ospitare, sintetizzare (come direbbe Lotman) in maniera del tutto organica all’interno di sé mezzi e codici espressivi diversi da sé, come, appunto, la musica, la scrittura, ecc., fanno dei registi dei direttori d’orchestra, alle prese con l’organizzazione di più strumenti e stumentisti (fotografia-direttore della fotografia; scenografia-sceneggiatore; ecc.). I registi diventano dei perfetti artisti multimediali, in grado, insomma, di organizzare e concertare più livelli e mezzi espressivi in una sola opera.
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Dialogo sui dialoghi
Massimo A. Bonfantini e Augusto Ponzio
Dialogo sui dialoghi è un libro che Bonfantini e Ponzio hanno organizzato e composto a partire dalla conferenza dialogica con il medesimo titolo del 1982 a Cadenabbia, e che hanno pubblicato la prima volta nel 1986. La sua riedizione nella collana «Semiosis» ne inaugura la condirezione da parte dei due autori. Fratello maggiore e più esplosivamente dialogico e festoso de I dialoghi semiotici, cui benissimo si accompagna, ha per cornice e filo conduttore le sette scene e la conclusione del dialogo originario e fondativo della scoperta dei tre tipi di dialogo. Ma ciascuna scena introduce e illustra un tema specifico, commentato e ulteriormente focalizzato da Bonfantini e Ponzio, che dialogano sul loro stesso dialogo, e accolgono o respingono consigli od obbiezioni inventati di persone reali e osservazioni reali attribuite a personaggi inventati.
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Il fondo e la forma. La semiosi, la semiotica, l'umano
Cosimo Caputo
Nella descrizione dei fenomeni segnici, la semiotica glossematica di Louis Hjelmslev pone la questione della sostanza-materia semiolinguistica in stretta connessione alla questione della forma: invece della loro opposizione escludente pone la loro opposizione partecipativa. La semiotica deve includere nel suo ambito l’istanza materiale dei segni, la loro corporeità, rendere conto delle incidenze del fondo sulla forma per avere una presa sulla realtà. Il colore dell’acqua marina «deriva dal riflesso del fondo sulla superficie, ed è là che occorre passeggiare» (Roland Barthes).
Il corpo “fa segno”, esprime contenuti passionali, razionali, forme di vita, ed è segno; è corpo semiosico e semiotico. I segni e il loro senso sono il risultato di situazioni viventi, di una embolied semiosis. La semiotica allora, con la sua metodica antiseparatista, scruta l’intrico che lega il mondo vegetale, animale e umano, il fondo e la forma, il sensibile e l’intelligibile, il visibile e l’invisibile, assumendo lo stile di pensiero della fisiognomica; diventa semiotica fisiognomica che tematizza la forma e il movimento del segno, ovvero il suo volto.
È questo il filo che attraversa il libro anche nelle sue parti dedicate a Jean Poinsot e a Giovan Battista Della Porta, senza alcuna ricerca di precursori ma con l’intento di ricostruire riflessioni del passato in funzione di problematiche attuali.
Pensa MultiMedia, Lecce-Brescia 2010, pp. 198.
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Hjelmslev e la semiotica
Cosimo Caputo
Il volume espone la teoria del linguaggio di Louis Hjelmslev superandone gli stereotipi e al contempo far emergere le intuizioni nascoste e i germi intellettuali suscettibili di sviluppi ancora inediti.
Nella prospettiva glossematica, che Hjelmslev ha fondato insieme al fonetista Hans J. Uldall, la linguistica si allarga fino a diventare la “forma” di tutti i sistemi segnici, verbali e non verbali, arrivando così a coincidere con una semiotica il cui obiettivo è quello di descrivere le relazioni interne ed esterne dei singoli fatti di comunicazione, risalendo alle loro condizioni di possibilità, e in cui le categorie della semiosi sono oggetti di ordine formale, identità non preformate ma definite dalle relazioni in cui entrano.
Una “semiotica glossematica” che si configura come teoria della forma e della materia del segno.
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L'invenzione del testo
Gianfranco Marrone
La nozione di testo è la più frequentata e discussa all’interno del variegato campo delle scienze umane e sociali. Eppure, è una delle peggio definite. Filologia e linguistica, critica letteraria e teoria estetica, filosofia del linguaggio, ermeneutica, etnologia, psicanalisi, sociologia, semiotica: tutte si richiamano in vario modo al ‘testo’, ora per farne l’oggetto fondamentale delle loro indagini, ora per misurare la distanza che le separa da esso. Ma cosa significa il termine, quale genealogia gli soggiace, perché «al di fuori di esso non c’è salvezza»? Gianfranco Marrone dimostra come il ‘testo’ sia il modello formale per la spiegazione di tutti i fenomeni umani e sociali, culturali e storici; e, di conseguenza, l’esito di una doppia invenzione: configurazione socioculturale prima, ricostruzione analitica dopo.
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Parole nell'aria
Maria Pia Pozzato e Lucio Spaziante, a cura di
Atti del Congresso AISS di San Marino 2008 Nel passato e nella nostra contemporaneità il linguaggio della musica si espande ed entra in relazione sincretica con altri mondi, dove espressioni diverse concorrono a significati convergenti: musica insieme a parole, arti, teatro, letteratura, comunicazione e media, ma anche musica e spazio.
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Mitologie dello Sport
Pierluigi Cervelli, Leonardo Romei e Franciscu Sedda, a cura di
Per la prima volta, quaranta studiosi si confrontano insieme con le svariate problematiche semiotiche offerte dall'ambito sportivo, dalle sue rappresentazioni ai suoi eventi e ai suoi luoghi, dai suoi eroi alle sue passioni e alienazioni. Insieme ad essi, alcuni scritti celebri e introvabili, di Eco, Barthes, Freyre e Pasolini.
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Saints and Signs
Massimo Leone
Saints and Signs analyzes a corpus of hagiographies, paintings, and other materials related to four of the most prominent saints of early modern Catholicism: Ignatius of Loyola, Philip Neri, Francis Xavier, and Therese of Avila.
Verbal and visual documents – produced between the end of the Council of Trent (1563) and the beginning of the pontificate of Urban VIII (1623) – are placed in their historical context and analyzed through semiotics – the discipline that studies signification and communication – in order to answer the following questions: How did these four saints become signs of the renewal of Catholic spirituality after the Reformation? How did their verbal and visual representations promote new Catholic models of religious conversion? How did this huge effort of spiritual propaganda change the modern idea of communication?
The book is divided into four sections, focusing on the four saints and on the particular topics related to their hagiologic identity: early modern theological debates on grace (Ignatius of Loyola); cultural contaminations between Catholic internal and external missions (Philip Neri); the Christian identity in relation to non-Christian territories (Francis Xavier); the status of women in early modern Catholicism (Therese of Avila).
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Signifying and understanding
Susan Petrilli
The theory of signifying (significs), formulated and introduced by Victoria Welby for the first time in 1890s, is at the basis of much of twentieth-century linguistics, as well as in other language and communication sciences such as sociolinguistics, psycholinguistics, translation theory and semiotics. Indirectly, the origins of approaches, methods and categories elaborated by analytical philosophy, Wittgenstein himself, Anglo-American speech act theory, and pragmatics are largely found with Victoria Lady Welby. Indeed, it is no exaggeration to say, in addition, that Welby is the "founding mother" of semiotics. Some of Peirce's most innovative writings – for example, those on existential graphs – are effectively letters to Lady Welby. She was an esteemed correspondent of scholars such as Bertrand Russell, Charles K. Ogden, Herbert G. Wells, Ferdinand S. C. Schiller, Michel Bréal, André Lalande, the brothers Henry and William James, and Peirce, as well as Frederik van Eeden, Mary Everst Boole, Ferdinand Tönnies, and Giovanni Vailati. Her writings directly inspired the Signific Movement in the Netherlands, important for psycholinguistics, linguistics and semantics and inaugurated by van Eeden and developed by such authors as Gerrit Mannoury.
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La trappola mortale dell'identità
Augusto Ponzio, a cura di
Ogni genere a cui l'identità si appella per indicare l'appartenenza comunitaria, etnica, sessuale, nazionale, di credo, di ruolo, di mestiere, di stato sociale è in opposizione a un altro genere: bianco/nero; uomo/donna; comunitario/extracomunitario; connazionale/straniero; professore/studente... Il genere, come ogni insieme, uniforma indifferentemente, cancella le differenze tra coloro che ne fanno parte, e implica l'opposizione altrettanto indifferente con coloro che fanno parte del genere opposto, che gli è necessario per affermare la propria specificità.
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Ulisse ad Auschwitz
François Rastier
Se Primo Levi è universalmente riconosciuto come figura emblematica del testimone dello sterminio, la sua poesia ha raramente attirato l´attenzione. Essa occupa tuttavia un ruolo centrale nella sua opera, la cui portata estetica rimane sottovalutata. In una lingua apparentemente molto semplice, la poesia disegna la figura ambigua del superstite, presta la parola ai morti invano, ai sommersi, ma anche ad animali disprezzati, ad oggetti inanimati. Questo saggio ha l´ambizione di riconoscere tutta l´importanza di questa opera poetica, nonostante, opponendo la letteratura alla testimonianza, si trascuri ancora troppo spesso la posta artistica della letteratura dello sterminio. Quando taluni profetizzano una post-cultura e una post-umanità, l´etica poetica di Levi diviene sempre più illuminante e necessaria. Quando certi discorsi neoapocalittici strumentalizzano Auschwitz per edificare teologie ciniche, essa disegna tra i sopravvissuti e le vittime una nuova allenza, che include tutta l´umanità.
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